


Scandagliando il web ho dato un’occhiata al report “Digital in 2016” che raccoglie i “dati legati all’utilizzo dei canali social, dei dispositivi mobile e - più in generale - a tutto ciò che riguarda lo scenario digitale, a livello globale, con focus approfonditi sui singoli mercati.”
Di seguito ti mostro solo alcuni dati salienti relativi all’Italia, nel link (che trovi in fondo) puoi andare al report completo (con i dati mondiali).
I dati mostrano una crescita rispetto al 2015, relativa all’accesso ai canali social da dispositivi mobile: l’anno scorso erano 22 milioni gli account ad accedere da smartphone, oggi sono 24 milioni.

È cresciuta del 5% la percentuale di persone che accedono a internet da mobile, rispetto alla popolazione totale, e del 3% quella di accessi complessivi (quindi desktop + mobile).
Il 79% di chi accede a internet lo fa ogni giorno, mentre soltanto il 5% dichiara di farlo almeno una volta al mese.

Questo il dato che riguarda - sul totale della popolazione italiana - il possesso di dispositivi digitali: il 95% della popolazione possiede un cellulare, il 62% uno smartphone, il 65% possiede un PC ed il 21% ha un tablet.

Facebook è la piattaforma social più usata in Italia, seguita da WhatsApp e Facebook Messenger (entrambi proprietà di Zuckerberg); Instagram (il proprietario è sempre lui, dal 2012) passa, invece, a una penetrazione del 12% (contro il 6% del 2015).

Questo è l’estratto dei dati del report relativi all’Italia, di seguito puoi trovare il report completo redatto da wearesocial.com: http://www.slideshare.net/wearesocialsg/digital-in-2016
Ciò che sembra rilevante dall’analisi di queste tendenze è che, chi non ha un sito responsive (che si adatta quindi ai dispositivi mobile), progressivamente resterà tagliato fuori dalla rete. Già dall’Aprile 2015 infatti Google penalizza i siti non “friendly mobile” mostrandoli solo dopo quelli responsive.
Seconda evidenza, che trovo personalmente un po’ allarmante, è l’egemonia di Zuckerberg sulle piattaforme social più “forti”. Non per dipingere scenari alla Orson Welles (“Quarto potere”, film del 1941) ma quando la comunicazione di un certo settore è tutta nelle stesse mani, si viene a creare una situazione di monopolio che consente, come in effetti sta succedendo, di dettar legge.
Terza evidenza è l’affacciarsi sulla scena in modo sempre più netto di Instagram, piattaforma sulla quale si fanno meno chiacchiere, rispetto a Facebook, e dalla quale si pretendono immagini di maggior qualità, ne consegue che la produzione di contenuti sempre meno artigianali diventerà indispensabile. La prossima volta, magari, parleremo di Instagram, del tipo di target a cui si rivolge e come già oggi grandi e piccoli brand lo stiano utilizzando efficacemente.
Muoversi in direzione sempre più digital oriented in conclusione, diventerà una necessità per le aziende. Il rischio, che lo facciano spinte dall’urgenza, senza un’analisi di scenario e una scelta precisa di canali utili alla realizzazione degli obiettivi aziendali, è forte. Quindi nervi saldi e palla al centro, altrimenti il rischio di investimenti che non portino ad alcun ritorno è dietro l’angolo.
Pensare che sia il momento buono per affacciarsi su Instagram, perché il trend è in crescita, per esempio, sarebbe un errore se prima non si pensa a come questo canale possa contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi di business di cui si parlava. Il canale dovrà essere un altro dei mezzi utilizzati dal brand e dovrà lavorare in maniera sinergica con il resto degli strumenti on e offline per aumentare il valore del brand, per diffonderli, per interagire con il target.
Insomma, guardiamo il trend ed attrezziamoci per avere strumenti sempre più efficaci già oggi. Evitiamo di correre ai ripari quando già i nostri competitor avranno acquisito una fetta di visibilità su un determinato canale, costringendoci a sgomitare per guadagnare anche noi un posto al sole.
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