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Non tutti a dir la verità la usano o ne conoscono l’importanza, specie nel lavoro di tutti i giorni, sottovalutando il fatto che sia uno degli strumenti più efficaci per comporre con armonia tutto quello che gli occhi devono vedere o, meglio, che il cervello deve percepire.
L’applicazione commerciale di questo principio (senza essere riduttivi) è già palese: un prodotto, un logo, una pubblicità o una veste grafica vengono scelti in base al loro aspetto e se questo ispira armonia e proporzione (anche, e soprattutto, inconsciamente) avranno una marcia in più a prescindere dal target cui si rivolgono.
Viene chiamata in molti modi: rapporto aureo, costante di Fidia (lo scultore del Partenone ndr.), golden ratio/golden section, proporzione divina…
Cerchiamo di farla breve perché se ne parla da circa tremila anni. La sezione aurea è essenzialmente un rapporto tra due numeri (e, fin qui, niente di particolarmente attraente). Quello che la rende speciale è il fatto che non sia stata inventata da nessuno, ma semmai “scoperta” a più riprese nel corso della storia. Esiste da sempre perché è una proporzione già presente in natura: basta pensare per esempio alla disposizione dei petali dei fiori, alla forma delle conchiglie, delle trombe d’aria o alle proporzioni del corpo umano…
Gli esempi possono essere infiniti, in quanto è davvero frequente in natura una forma come quella della spirale costruita su rettangoli che seguono il rapporto della sezione aurea.
Essendo sempre sotto ai nostri occhi, è automatico che il nostro cervello percepisca questa proporzione come sinonimo di armonia ed equilibrio.
Il nostro cervello è abituato a suddividere quello che vediamo in aree di interesse in base a come sono strutturate e a concentrarci sui punti focali posizionati nell’area centrale di quello che vediamo.
Prendiamo un numero X e un numero Y: X+Y sta ad X come X sta a Y. La famosa “successione di Fibonacci” altro non è che la sequenza di numeri (scoperta nel medioevo da Leonardo Fibonacci, matematico pisano) in cui ogni numero (a parte i primi due) è dato dalla somma dei due che lo precedono: 1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144… fino all’infinito.
Il rapporto tra ogni numero e quello precedente o successivo dà come risultato il numero 1,618033 (più parecchi altri decimali ma ci fermiamo qui): questo numero è concettualmente come il pi greco e viene chiamato “Phi”.
Fondamentalmente può essere applicata in ogni ambito.
La storia antica e recente è piena di esempi, senza scomodare necessariamente l’Uomo Vitruviano di Leonardo (dove le proporzioni delle parti del corpo e l’altezza dell’ombelico da terra danno come risultato il nostro Phi), possiamo citare le piramidi di Giza passando per architetture di ogni epoca fino all’esplosione del rinascimento dove ogni arte (architettura, pittura, scultura…) mostra esempi eccelsi.
Nel momento stesso in cui abbiamo due o più grandezze, è sufficiente moltiplicare il primo numero per 1,618 (possiamo fermarci al terzo decimale e ce n’è d’avanzo) per ricavare la dimensione successiva.
Il cervello umano percepisce armonia se due o più grandezze rispettano questa proporzione, sia nelle linee che nelle aree, trovando applicazione anche nelle scale cromatiche (dove la successione dei colori in natura è data dallo spettro), in musica (perché le note hanno una loro precisa sequenza) e in qualunque ambito creativo.
In editoria ad esempio la grandezza del corpo di un testo e del suo rispettivo titolo è tanto più gradevole se rispetta questa legge (come anche nel calcolo dell’interlinea o nella progettazione delle proporzioni del box di testo).
Anche per questo motivo sono utili griglie di composizione in tutto ciò che è progettazione, per rispettare un ritmo che automaticamente viene percepito come armonia.
Non è la ricetta per la genialità perché per quella servono estro, idee giuste e una capacità di vedere oltre quello che tutti vedono per poterlo comunicare a più livelli fino all’universalità. Ma certamente se usiamo questo rapporto matematico sul piano compositivo tutto quello che abbiamo di buono da mostrare sarà sotto una luce migliore e più efficace.